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Recensioni

Un posto al mondo

AutoreWendell Berry
Genereromanzo
AreaAttività Culturale
Casa editriceLindau
Anno2015
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“L’uomo deve entrare nel silenzio e nell’oscurità e rinascere”.
 
In risposta alla crisi ecologica e ai danni inferti all’ambiente, sul finire degli anni ’80 negli Stati Uniti un gruppo di docenti di letteratura diffondono il termine ecocriticism, coniato da William Rueckert nel 1978 con il saggio “Literature and Ecology. An Experiment in Ecocriticism”, intendendo con ciò l’applicazione dell’ecologia e dei concetti ecologici allo studio della letteratura, al fine di individuare nella cultura strumenti utili per favorire la consapevolezza e la lettura critica dei cambiamenti della società contemporanea. L’“ecocritica”, o letteratura ecologica, mira quindi a produrre un’inversione di marcia rispetto alla visione finora imperante, di un umanesimo antropocentrico dalla visione dualistica e gerarchica del rapporto fra uomo e natura, per proporre invece un’etica della cultura all’interno della quale sia possibile stabilire relazioni circolari e di prossimità costruttiva con l’ambiente naturale e con gli altri esseri viventi.
La letteratura ambientale è ormai diventata un vero e proprio genere letterario di grande vitalità, soprattutto oltreoceano. In questo universo letterario si inserisce anche l’opera di Wendell Berry, prolifico scrittore americano con al suo attivo 40 pubblicazioni fra saggi di critica culturale, poesie, racconti e romanzi, per i quali ha ottenuto importanti riconoscimenti. Dopo aver viaggiato molto in Europa, grazie a diverse borse di studio, e aver svolto attività d’insegnamento presso le università di Stanford, Georgetown College, Cincinnati, Bucknell, Firenze, Kentucky, nel 1964 si ritirò nel suo paese di origine, la piccola cittadina di Henry County, per condurre una piccola fattoria, la Lane’s Landing Farm. L’esperienza di contadino e il forte impegno per la sostenibilità conferiscono alle opere letterarie di Berry un profilo altamente etico e pedagogico, tanto da farlo assurgere a grande poeta contemporaneo, nonché essere indicato dal New York Time come il “profeta dell’America rurale”. In Italia lo scrittore è conosciuto per alcuni saggi sull’agricoltura sostenibile, mentre si attende ancora la traduzione della sua produzione poetica. Intanto la casa editrice Lindau ha proposto, a cura di Vincenzo Perna, tre delle opere ambientate nella comunità immaginaria di Port William, in Kentucky: Jayber Crow (2014), Hannah Coulter (2014) e Un posto al mondo (2015).
Se nei primi due romanzi l’autore affida il racconto alla voce narrante del personaggio principale, in quest’ultimo sceglie invece di assumere lo sguardo di un osservatore esterno e abbracciare l’intera comunità indagandone con circospezione le case, le fattorie, la natura e gli altri ambienti di vita, nonché le azioni quotidiane, le relazioni interpersonali, i pensieri e i sentimenti dei personaggi. Nel titolo stesso, Un posto al mondo, è condensata l’idea dell’appartenenza, del luogo, dimensione che sta molto a cuore all’autore e dalla quale non si può prescindere se s’intende partecipare alla costruzione di una comunità solidale, coesa e fondata su principi sostenibili. La globalizzazione presenta indubbiamente degli aspetti positivi, ma comporta anche il rischio della perdita delle identità locali, che sono invece condizioni essenziali nei processi di cura, di valorizzazione e di conservazione dei valori culturali e sociali. La cittadina di Port William descritta da Wendell Berry è una comunità in attesa del ritorno di tanti suoi giovani portati lontano dalla seconda guerra mondiale ormai nelle sue fasi finali; è una comunità che fa i conti con i molti volti della perdita e con i primi segnali della modernità. Port William è una comunità agricola dove il lavoro nei campi e la vita familiare seguono il susseguirsi delle stagioni quali cornici che accompagnano le pratiche sociali e i processi di consapevolezza dei singoli circa l’interdipendenza fra uomo e natura, e la responsabilità nei confronti della terra. Se oggi la comunità è un concetto svuotato del suo pieno significato, Mat Felter e sua moglie Margareth ne incarnano l’ideale e mostrano come il reciproco aiuto, il dovere, l’appartenenza a un luogo, la soddisfazione del lavoro come produzione di cose-valori che partecipano dell’avvenire, la responsabilità per i beni comuni e la condivisione, sono tutti elementi inclusivi e non sottrattivi di senso e di valore aggiunto alla vita individuale e comunitaria. Ogni abitante di Port William si fa portatore di una storia personale e insieme connessa a quella degli altri, di un mondo interiore in risonanza con la natura e che noi lettori siamo invitati a cogliere e condividere per reimparare l’umiltà, per scoprire il senso di maestà della creazione e la capacità di inchinarci di fronte al suo mistero e a quello di ogni esistenza. C’è molta poesia nel romanzo di Wendell Berry, una poesia non sdolcinata o astratta, ma forte, vissuta, dal carattere rivelativo, quale stimolo a porre e porsi delle domande sempre fertili, proprio perché le risposte emergono parziali e mai assolute.
Coerente con l’approccio ecocritico, Un posto al mondo stimola a un duplice esercizio d’interrogazione al fine di permettere al lettore di cogliere l’interdipendenza fra le varie forme di vita come fra i diversi saperi. Diventa importante allora interrogarsi sulla portata dei temi ecologici presi in considerazione dall’autore e insieme comprendere il ruolo educativo che la letteratura può svolgere nel processo di acquisizione di una coscienza critica e inclusiva dei problemi di oggi. La vita dell’immaginaria cittadina di Port William conferma a pieno titolo il valore assegnato alla letteratura dal filosofo bulgaro Tzvetan Todorov, secondo il quale la letteratura amplia il nostro universo conoscitivo, ci stimola a immaginare altri modi di concepirlo e di organizzarlo, ci consente di comprendere meglio l’uomo e il mondo, per scoprire una bellezza che arricchisca la nostra esistenza e permetta di capire meglio noi stessi[1].

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[1] T. Todorov, La letteratura in pericolo, Garzanti, Milano, 2008, pp. 19-25.