Recensioni
Malinteso a Mosca
| Autore | Simone de Beauvoir |
| Genere | romanzo |
| Area | Attività Culturale |
| Casa editrice | Ponte alle Grazie |
| Anno | 2014 |
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“Siamo legati da una rete di abitudini così stretta da non lasciar spazio ad alcuna domanda. Ma sotto questa corazza, cosa resta tra noi di vero e di vitale”? Nel 1965 Simone de Beauvoir scrive Malinteso a Mosca, pensato inizialmente come racconto destinato a far parte della raccolta di novelle Una donna spezzata. Invece, forse più per motivi politici e personali che non letterari, l’autrice abbandona la prima versione del testo, rielabora in modo sostanzioso la trama e inserisce il breve romanzo nell’antologia “Una donna spezzata” (Gallimard, 1967) con un nuovo titolo L’età della discrezione. Del racconto iniziale si erano perse le tracce. Nel 1992, sei anni dopo la morte dell’autrice, l’inedito Malinteso a Moscavenne riscoperto e pubblicato postumo su una rivista universitaria, per entrare poi nel 2013, con la ripubblicazione in volume, nel circuito del grande pubblico. Un anno dopo, il romanzo arriva in Italia per Ponte alle Grazie, a cura e con traduzione di Isabella Mattazzi. Il racconto, ambientato nella metà degli anni Sessanta, apparentemente presenta una semplice storia d’amore di una matura coppia francese, intenta a trascorrere un mese di vacanza a Mosca, dove vi ritorna dopo tre anni dal primo soggiorno. Esile e scorrevole, il racconto è scandito dalle visite ai monumenti e alle chiese, dalle lunghe fila a cui la coppia si sottopone pazientemente, dai continui impedimenti burocratici, dalle lunghe passeggiate nelle piazze di Mosca, dalle lezioni di russo e dalle serali discussioni sulla politica. L’ambiente socio-culturale in cui si svolge la storia, come anche il tema del viaggio, sono elementi importanti per la comprensione del romanzo, ma ciò che Simone de Beauvoir mette particolarmente in luce è una vera e propria teoria della conoscenza relazionale a partire dalla consapevolezza di se stessi in quanto esseri esposti al decadimento e alla morte. Con grande maestria e capacità di penetrare nelle pieghe dell’animo umano per cogliere le inquietudini e le paure, l’autrice tratteggia i profili complessi dei due personaggi principali, Nicole e André, collocati in posizioni di perfetta simmetria rispetto agli snodi narrativi. André, un tempo professore, è l’uomo dell’azione concreta, della militanza politica, del forte desiderio di ampliare le proprie conoscenze, di sentirsi appartenere ad una dimensione collettiva dove agire insieme agli altri. Anche ora, egli s’impegna nell’apprendimento della lingua russa per poter capire e comunicare con la gente del posto. Ma presto qualcosa dentro di lui cambia e si ritrova come costretto nell’identità di anziano pensionato: sentiva che “la vita … gli si richiudeva addosso; né il passato né il futuro gli offrivano più alcun alibi”. Nicole, anche lei professoressa in pensione, con alle spalle una giovinezza vissuta con slancio e intensità, sempre intenta a infrangere con le proprie ambizioni i vincoli imposti dalla società in quanto donna, lei che “si era ripromessa di combattere il suo destino”, prende ora coscienza del declino della bellezza fisica e delle energie. La perdita di presa sul tempo implica per lei il definitivo scacco di una personale determinazione rispetto agli eventi della vita e alla prospettiva con cui interpretare il mondo. André e Nicole sono ancora fortemente legati, ma entrambi vengono travolti dalla consapevolezza del tempo che scorre inesorabilmente, dal presagio del declino del corpo e della mente, dall’idea stessa di morte che s’insinua nelle loro esistenze. E così, durante i giorni trascorsi tra Mosca e Leningrado, quando Nicole avverte la sensazione che la coppia procede per inerzia, basta un niente perché tra i due amanti sorgano incomprensioni anche per futili motivi. Ciò che sembra un semplice malinteso, diventa per i due una difficoltà sempre più difficile da gestire che, intrecciata alle piccole o grandi non accettazioni di sé e al timore di perdere l’amore dell’altro, ridisegna e mette in crisi la relazione. Il “malinteso” che s’insinua fra André e Nicole riporta in superficie amare riflessioni sul senso della vita, rimpianti, delusioni, la messa in discussione di tutta la vita trascorsa insieme. Come una valanga, dubbi e cupi pensieri invadono la mente di Nicole che si domanda se la sua vita sia stata davvero “quella che lei si raccontava”, se c’è mai stata vicinanza fra loro o se, invece, entrambi hanno vissuto nell’illusione di una presunta vicinanza e di un amore che si credeva fosse ricambiato. Solo l’accettazione di aprirsi reciprocamente al dialogo e al confronto permetterà ai due protagonisti di abbattere il muro d’incomunicabilità che li separa e ritrovare un nuovo equilibrio relazionale. Il finale del romanzo sembra meno riuscito perché risolto in modo consolatorio e poco articolato, indice forse dell’intenzione dell’autrice di non portare a buon fine questo progetto letterario. Malinteso a Mosca rimane comunque un’opera molto importante nell’universo di De Beauvoir, un romanzo di grande finezza psicologica che lascia trasparire in filigrana irrinunciabili interrogativi e questioni mai scontate del complesso mondo sociale in cui l’essere umano si colloca. Scarica PDF | |

