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Non dirmi che hai paura
| Autore | Giuseppe Catozzella |
| Genere | romanzo |
| Area | Attività Culturale |
| Casa editrice | Feltrinelli |
| Anno | 2014 |
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Il romanzo Non dirmi che hai paura, Feltrinelli, 2014 p. 236 è un caso internazionale. Scritto dal giovane Giuseppe Catozzella, laureato in filosofia all’Università degli Studi di Milano con Carlo Sini e Stefano Zecchi. Dopo un lungo periodo trascorso in Australia, a Sydney, l’autore è tornato a vivere a Milano. Finora ha pubblicato i racconti: Il ciclo di vita del pesce (Rizzoli, “Granta”, 2011), Fuego (Feltrinelli, 2012) e i romanzi Espianti (Transeuropa, 2008), Alveare (Rizzoli, 2011). A ottobre 2013 ha rappresentato l’Italia a New York per l’Anno italiano della cultura negli Stati Uniti. “Mi sono piegata sui blocchi di partenza e allo start sono partita come un razzo, negli occhi soltanto il traguardo”. Non dirmi che hai pauraracconta la vera storia di Samia Yusuf Omar, ragazza somala e atleta che voleva realizzare il sogno di diventare campionessa olimpica nella corsa, ma che, invece, il 2 aprile 2012 sarà inghiottita dal Mediterraneo durante la traversata verso le terre d’Europa. Giuseppe Catozzella con profonda sensibilità, ascolto interiore e partecipazione, ricostruisce le tappe della breve vita di Samia. La vicenda viene narrata dalla voce stessa della protagonista, esercizio difficilissimo per l’autore. Grazie allo sforzo di addentrarsi nella vita di Samia, ricorrendo a informazioni e testimonianze dirette di giovani che hanno rischiato la vita nello stesso viaggio dall’Africa verso Europa, Catozella riesce a restituire un materiale letterario intenso e dirompente che spinge a prendere coscienza, e a riflettere sui fatti odierni, osservandoli dal versante più intimo delle motivazioni che possono soggiacere nelle vite e nei destini delle persone costrette all’emigrazione.
Fin da ragazzina, Samia scopre di essere dotata di un vero talento: la velocità nella corsa. Condivide questa sua passione con il fedele amico coetaneo Alì. Corrono sulle strade polverose e nei quartieri di Mogadiscio nel clima della guerra civile esplosa negli anni ‘90 tra i clan darod e abgal e sotto le restrizioni imposte dai militari integralisti di Al-Shabaab. Con il desiderio di vincere Samia partecipa prima alle competizioni podistiche organizzate nella sua città e poi a quelle nazionali. Nella sua mente risuonano le parole del padre con le quali egli sosteneva la difficile scelta per atletica da parte di una donna musulmana: “Sei una piccola guerriera che corre per la libertà del suo paese”. Per superare ogni tipo di ostacolo, Samia è incoraggiata dalla forza delle parole del padre: “Non dire mai di avere paura. Altrimenti le cose di cui hai paura si credono grandi e pensano di poterti vincere”. Come un falco la ragazza punta alla vittoria vincendo molte gare importanti. Grazie alle continue vittorie nel 2008 partecipa alle olimpiadi di Pechino, dove sarà, a soli 17 anni, l’atleta più giovane. L’esperienza di Pechino è servita a Samia da trampolino, che fa nascere in lei il desiderio di partecipare e di vincere alle successive Olimpiadi di Londra del 2012. La guerra nel suo paese, però, non accenna a terminare, anzi, s’inasprisce senza risparmiare eventi dolorosi e separazioni: il padre di Samia, Yusuf, muore nell’esplosione di una bomba nel mercato di Bakara nella capitale somala, l’amico Alì scompare con la sua famiglia, la sorella Hodan, cantante in un gruppo musicale decide di partire per l’Europa in cerca di speranza e di libertà.
Samia già da tempo ha respinto la tentazione di realizzare il sogno di diventare campionessa di corsa abbandonando la Somalia, così come ha già fatto il connazionale Mo Farah, atleta ormai affermato in Inghilterra e che lei non smette di ammirare. Samia vuole diventare una donna libera e professionista, ma vuole ottenere tutto ciò nel suo paese. Ma questo proposito regge finché Samia non scopre che la brutalità della guerra invece di suscitare nelle persone la rinuncia alla violenza, tende a trasformare anche l’amico più caro in un nemico e in un mostro. Pagine intense descrivono il grande Viaggio, che somiglia a “una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità”. Ottomila kilometri con tappe in Etiopia e Sudan, con il passaggio nel deserto del Sahara per arrivare, infine, a Tripoli (Libia) dove con un’imbarcazione di fortuna si tenta di arrivare sulle coste del Vecchio continente. Samia, alla ricerca di un allenatore che la prepari per le Olimpiadi di Londra, conosce e sperimenta il dramma del viaggio e la sudditanza ai trafficanti di vite umane. In attesa dei documenti che non vengono mai deliberati dagli uffici competenti, tenta quindi la carta dell’impresa clandestina… Figura femminile forte quella di Samia, simbolo e desiderio di riscatto del destino del popolo somalo. L’autore tinge la storia della giovanissima atleta con infinita delicatezza e pudore, profondo rispetto per il dolore di un destino infranto, memoria luminosa per chi vuole sentirsi compartecipe delle trasformazioni attuali delle società, avere la consapevolezza che ogni storia indagata in profondità suscita ampie interpretazioni sulle azioni e comuni responsabilità. | |

