Recensioni
Per Isabel
| Autore | Antonio Tabucchi |
| Genere | romanzo |
| Area | Attività Culturale |
| Casa editrice | Feltrinelli |
| Anno | 2013 |
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“Sto cercando di arrivare ad un centro, ho percorso molti circoli concentrici. Mi consideri solo uno che cerca… Antonio Tabucchi (Pisa 1943 - Lisbona 2012) è considerato una delle voci più rappresentative della letteratura europea. Narratore, saggista, traduttore in italiano di molte opere di Fernando Pessoa, è stato docente di letteratura portoghese a Siena. Ha ricevuto numerosi premi in Italia, fra cui il Pen Club Italiano, il Premio Campiello e il Premio Viareggio-Rèpaci e prestigiosi riconoscimenti all’estero, fra cui il Prix Médicis Etranger, il Prix Européen de la Littérature e il Prix Méditerranée in Francia. Per Isabel. Un mandala, è il primo libro postumo e inedito di Tabucchi. Nella preziosa nota finale al testo, cortesemente concessa da Maria José de Lancastre, consorte di Tabucchi, e da Carlo Feltrinelli, troviamo alcuni ragguagli sui particolari che hanno contribuito alla costituzione del manoscritto. Definito dall’autore stesso un testo di finzione, “un romanzo strambo, una creatura strana come un coleottero sconosciuto rimasto fossilizzato su un sasso”, l’opera è stata stesa nel corso di alcuni anni su dei quaderni scolastici e dettata integralmente a Vecchiano nel 1996. L’autore svela che ispirazione del romanzo, che contiene pagine di pregiata e ardua letteratura, sono contemporaneamente stati: la visione d’un monaco vestito di rosso che, in una notte d’estate, ha disegnato, per Tabucchi stesso, un mandala della Coscienza, un breve scritto del poeta tedesco Holderlin e un volo, frutto della fantasia, sulla città di Napoli… Waclaw, detto Tadeus, personaggio misterioso e tenace, proveniente da “Sirio, costellazione del Cane Maggiore” (come ama dire ai semplici), si mette alla ricerca di Isabel, donna conosciuta molti anni prima, ma di cui ha perso le tracce. Come in un mandala, immagine simbolica diffusa nel mondo orientale e nella tradizione buddista atta a favorire la meditazione, l'autore procede per centri concentrici, di voce in voce, verso la ricerca di una possibile verità, di un’ultima comprensione. Vengono percorsi nove cerchi denominati evocazione, orientamento, assorbimento, reintegrazione, immagine, comunicazione, temporalità, dilatazione, realizzazione-ritorno ritmati da un insieme di incontri correlati che intensificano l’investigazione. Gli interlocutori sono supposti testimoni delle vicende di Isabel, contatti del passato oppure depositari di informazioni destinate all’oblio. Con spiccata arte narrativa vengono delineate le atmosfere e gli echi politici della dittatura e del regime di Salazar nel Portogallo degli anni ’60. Negli accurati dialoghi del protagonista con l’amica Monica, con la tata Bi, con la studentessa americana conosciuta all’università di Lisbona, con un secondino capoverdiano e un fotografo metafisico, la ricerca simbolica di Isabel converge sempre più verso il centro. La ricerca di e intorno a Isabel tende ad ampliarsi anche dal punto di vista geografico. Oltre alle località portoghesi, a cominciare dalla suggestiva Lisbona, con i suoi ristoranti e gastronomie, con la monotonia tipica della città portuale spesso avvolta nella nebbia, adagiata sul ritmo del fado, la ricerca prosegue a Macao, nelle Alpi Svizzere e a Napoli, coinvolgendo nuovi informatori, anche del tutto inaspettati: un sacerdote, un'astronoma, un poeta in fin di vita, un teosofo europeo e un violinista. Nel peregrinare tortuoso alla ricerca della persona persa - e alla fine ritrovata -, il viaggio svela di essere infine un’indagine di se stessi. Tadeus, dopo aver affermato: “ho scritto dei libri, e' questo il mio peccato 'perché' avevano una sorta di arroganza sulla realtà”, lascia che Isabel gli doni un suggerimento (in forma di voce fuoricampo rivolta alla coscienza): “[…] Sappi bene una cosa, non sei tu che hai ritrovato me, sono io che ho ritrovato te, tu credi di aver compiuto una ricerca per me, ma la tua ricerca era solo per te stesso. Sappi che il tuo centro e' il mio nulla, il nulla in cui io ora mi trovo”. Nel racconto s’intrecciano e s’intravedono contemporaneamente almeno due piani: uno simbolico, allusivo, quasi onirico, l’altro più tangibile, concreto, immediato, aperto ai sensi e, a tratti, a una raffinata ironia. Nell’insieme la diversità di registri narrativi, così apparentemente diversi, crea una tensione ma anche un’aspirazione al sublime e al lirico. La scrittura tradisce la ricerca di una visione spirituale dell’esistenza che nasce dalla condizione di caducità degli umani e dai limiti che la vita impone. Scarica PDF | |

