Ricerca nel sito:
Fondazione
Centro Studi Campostrini
Telefono 045.86.70.770
info@centrostudicampostrini.it

Recensioni

La bellezza delle cose fragili

AutoreTaiye Selasi
Genereromanzo
AreaAttività Culturale
Casa editriceEinaudi
Anno2013
BibliotecaVisualizza la scheda del libro


È inutile amare con tanta forza, perché la forza non viaggia, non trattiene, non protegge, non va dove va chi amiamo, non fa da scudo – eppure quale altro modo di amare è possibile?
 
Pubblicato da Einaudi etradottocon il delicato titoloLa bellezza delle cose fragili, il romanzo d’esordio della scrittrice Taiye Selasi si presenta come un mosaico inedito dell’attuale mondo globalizzato. L’autrice, la cui stessa biografia delinea una mappa geografica, perché nata a Londra, cresciuta negli Stati Uniti da padre ghanese e madre nigeriana, e attualmente residente a Roma, racconta l’universo complesso della famiglia contemporanea cosmopolita, dove il processo di globalizzazione spinge gli individui a riorganizzare il proprio senso di appartenenza e a diventare cittadini del mondo che costruiscono nel movimento il proprio legame con i luoghi in cui scelgono di vivere. La storia raccontata è quella della famiglia Sai composta dal padre (ghanese) Kweku, la madre (nigeriana) Fola e i loro quattro figli, le cui vicende si dipanano fra i tre continenti dell’America, dell’Africa e dell’Europa e fra i tanti luoghi interiori dove, per la complessità dei legami di sangue “ci si ritrova e ci si riperde in un movimento infinito”, alla ricerca della propria identità.
In apertura del romanzo, Taiye Selasi descrive la scena dell’infarto di Kweku nel giardino di casa in Ghana, utilizzando dettagli di rara bellezza mentre costruisce un mondo dove “l’investigazione dell’esperienza umana e la creazione della stessa” sono vie privilegiate per sondare l’animo umano. Kweku, africano immigrato in America alla ricerca di un futuro migliore, era diventato uno dei più bravi chirurghi di Boston. Ma il licenziamento illegittimo per un errore di cui non aveva colpa e quelle parole “lei non è stato all’altezza” lo rigettano in uno stato di profonda vergogna e umiliazione che spezzerà la sua vita, tanto da condurlo ad abbandonare la famiglia e ritornare nella terra d’origine, sposare un'altra donna, scoprirsi capace di una “delicatezza mai conosciuta prima”, e vivere in una casa che lui stesso aveva disegnato. Dopo sedici anni da quella partenza eccolo “disteso a faccia a terra e sorride”, lui “nato nella polvere, morto in mezzo all’erba”, dove una farfalla, “indifferente alla bellezza, al contrasto, alla perdita (…) batte le ali una sola volta e vola via”. Nell’intervallo dei due giorni che intercorrono tra la notizia del decesso e il riunirsi della famiglia ad Accra per ricordare lo scomparso, Taiye Selasi ci accompagna nella ricerca faticosa di una ricomposizione affettiva attraverso l’impiego del flashback, dove le parole si fanno strumento di una lenta indagine delle trame relazionali e dei labirinti interiori, viatico di un possibile e accettabile orizzonte di senso. La ferita esistenziale di Kweku non ha spezzato soltanto il suo cammino personale, ma ha lasciato tracce indelebili nell’esistenza di ogni membro della famiglia. Sui figli soprattutto, che, cresciuti e affermati in giro per il mondo, sono legati tra loro dalle diverse forme di uno stesso dolore, che il lettore conosce via via che l’autrice ricostruisce le trame delle loro biografie. Troviamo, così, Olu dall’apparente impenetrabilità, il figlio più grande e più vicino alla madre, che sceglierà di seguire le orme del padre e diventare medico. I due geniali gemelli, Taiwo dalla bellezza sconvolgente - “come avvolta in un aura di mistero”- e Kehinde, dotato di rara sensibilità e qualità artistiche, gemelli che dopo la separazione dei genitori subiranno un’atroce iniziazione sessuale in Africa. Questo drammatico evento segnerà per sempre le loro esistenze e il rapporto che costruiranno con se stessi, con gli altri, con il mondo. Seppur percorrendo cammini diversi, essi sapranno attingere all’unicità del loro legame, fatto di fragilità e insieme di forza, perché come ricorda una leggenda africana i gemelli “sono due metà di uno stesso spirito; (…) il secondo gemello, meno affascinato dalle cose del mondo rispetto al primo, viene sulla terra con grande riluttanza e vi rimane con un maggiore sforzo, consumato dalla nostalgia per i regni spirituali”. Infine Sadie, la più piccola dei fratelli che alla notizia della morte del padre “avverte solo la distanza” per i lunghi anni riempiti d’assenza. Lei che, in qualsiasi contesto sociale, a confronto con gli altri si scopre in difetto di “un dono” e, sempre alle prese con i complicati rapporti che intessono l’esistenza, si mostra incapace di trovare una vita serena.
Con il romanzo La bellezza delle cose fragili la Selasi ci consegna una narrazione che parla della Vita e ci ricorda che ad accompagnarci e modellarci lungo i nostri percorsi sono proprio le piccole cose, quelle che solitamente ci sfuggono. Imparare ad ascoltare e prendersi cura delle emozioni, dei sentimenti, degli affetti aiuta a superare “chilometri, oceani, fusi orari, e altri tipi di distanze più difficili da coprire” e riscoprire la bellezza di ciò che, nella vita di ciascuno di noi, è fragile. “Abbiamo fatto quello che sapevamo fare. Andare via. (…) Lascia che loro imparino a rimanere”, sono le parole di una consapevolezza faticosamente raggiunta quando i fili delle diverse strade si annodano e ognuno scopre che solo l’amore e la forza della verità possono restituire nuove possibilità di pensare se stessi, il mondo, la Storia e, forse, potersi finalmente sentire “a casa”.

Scarica PDF