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Recensioni

Olive Kitteridge

AutoreElisabeth Strout
Genereromanzo
AreaAttività Culturale
Casa editriceFazi
Anno2009
BibliotecaVisualizza la scheda del libro


“Oh, quello che i giovani non sanno è che l'amore non va respinto con noncuranza. (…) No, se l'amore era disponibile, lo si sceglieva, o non lo si sceglieva”.
 
Dopo il fortunato esordio diAmy e Isabelle e Resta con me, Elisabeth Strout, riconosciuta come una delle scrittrici più dotate della narrativa americana contemporanea, si è conquistata il successo internazionale con il terzo romanzo Olive Kitteridge pubblicato in Italia da Fazi editore e vincitore di due prestigiosi premi, il Pulitzer 2009 e il Bancarella 2010. 
Olive Kitteridge è un romanzo unico sviluppato sotto forma di tredici racconti autonomi, ma interconnessi fra loro dal personaggio che ne dà il titolo - Olive, moglie di Henry il farmacista “preso dal bisogno di accontentare tutti”, madre del timido Cristopher, insegnante di matematica in pensione e cittadina della contea di Crosby, nel Maine dove «ci si adatta alle cose, senza mai abituarsi». La maestria e il particolare realismo con il quale l'autrice sviluppa le storie di vita quotidiana della protagonista o dei suoi compaesani mettendone in luce stati d'animo, emozioni e sentimenti, rende percepibile al lettore il forte senso di incomunicabilità e di solitudine dei personaggi. Essi sono tratteggiati con asciutta limpidezza come solo nei quadri del pittore Edward Hopper incontriamo; ad esempio quando “Il silenzio di quei raggi, del mondo, sembrò avvolgere Olive con un brivido spettrale, mentre avvertiva immobile il calore del sole sul polso nudo. Lo guardò, distolse lo sguardo, poi lo guardò di nuovo. Sedersi accanto a lui avrebbe significato chiudere gli occhi di fronte alla profonda solitudine di quel mondo inondato dal sole.” Nel susseguirsi dei racconti, Olive compare ora come protagonista, ora come testimone delle vicende altrui, o come semplice oggetto delle considerazioni che altri esprimono su di lei. Particolarmente abile nel tratteggiare la psicologia dei personaggi e rivelare le loro inquietudini, Elisabeth Strout ci restituisce la figura di Olive  nella sua complessità. Se all'inizio essa ci viene presentata come una donna irascibile, dalle mille contraddizioni, dalle opinioni sprezzanti, nel corso del romanzo emerge il suo lato intimo, lo sguardo disincantato, la generosità, la paura della solitudine, la fatica di guardarsi dentro e fare i conti con il passato, con il proprio  carattere e con gli altri. Ormai settantenne, Olive constata con tristezza l’incapacità generale di vivere l'essenziale “sprechiamo inconsciamente un giorno dopo l'altro” e, ripensando ai momenti persi, alle parole di amore mai espresse, all'illusione che contemplare le disgrazie altrui possa in qualche modo proteggerla dal confronto con la drammaticità della propria esistenza, si rende conto che nella vita “si capivano sempre le cose quando era troppo tardi”. Ma non così tardi, perchè almeno per “quel che resta del giorno” Olive decide di essere diversa e di amare perchè “altrimenti ci si ammala”.
Scritto con uno stile lineare ma impregnato di forti emozioni e dialoghi memorabili, in questo romanzo profondamente umanol'autrice ci racconta dell'incomprensione tra genitori e figli, della vecchiaia, della solitudine, della malattia, della comunicazione, della speranza e dell'amore. Insomma, leggere la storia di Olive Kitteridge significa compiere insieme ai personaggi un viaggio interiore dove lasciarci interrogare dai molteplici volti dell'esistenza, dalle diverse modalità di affrontarla, dai vissuti dolorosi e dalle improvvise illuminazioni, per accorgerci che dopotutto la vita è un dono, e si può sempre scegliere l’amore. Anche Olive sentiva che “il mondo la confondeva”, ma “non voleva ancora lasciarlo”.