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Venivamo tutte per mare
| Autore | Otsuka Julie |
| Genere | romanzo |
| Area | Attività Culturale |
| Casa editrice | Bollati Boringhieri |
| Anno | 2012 |
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Il romanzo “Venivamo tutte per mare” è scritto da Julie Otsuka, Bollati Boringhieri, con la traduzione di Silvia Pareschi, 140 p.
“Non dimenticare di guardare il cielo” Julie Otsuka nata in California, di formazione artistica, accosta al lavoro di pittrice anche quello della scrittura. Al suo primo romanzo, considerato un classico contemporaneo, ancora inedito in Italia, dal titolo “When the Emperor Was Divine” (2002), succede il libro “The Buddha in the Attic” (2011) unanimemente giudicato dalla critica un capolavoro. L’autrice ha vinto con questo titolo l’Asian American Literary Award, l’American Library Association Alex Award e una Guggenheim Fellowship. La casa editrice Bollati Boringhieri ha pubblicato il romanzo con l’evocativo titolo “Venivamo tutte per mare” all’inizio del 2012. Il romanzo di Otsuka racconta la vicenda coraggiosa di alcune giovani donne giapponesi che all’inizio del Novecento s’imbarcano per raggiungere, sulle coste dell’America occidentale a San Francisco, gli sconosciuti mariti di cui possiedono soltanto una preziosa fotografia. La loro è un’impresa rischiosa, incerta, mossa dal desiderio di avere una vita migliore, appagata e agiata. Scelte volontarie o coercitive determinate da situazioni storiche e sociali di povertà, da vincoli culturali nonché da ingiunzioni famigliari. La voce narrante plurima, potente ed evocativa del romanzo descrive con molteplici sfumature il viaggio, l’insediamento delle protagoniste nel nuovo continente, l’avventura e le problematiche dell’immigrazione, l’arrivo della guerra che schiude tempi durissimi, soprattutto per i giapponesi che, in America, sono visti come potenziali spie nemiche. Il racconto è pervaso dalla voce di queste donne, dalla loro memoria viva, dal legittimo sogno di avere una vita migliore, donne che, però, ben presto sperimentano l’infrangersi del desiderio. Innanzitutto imparano a convivere con la delusione nei confronti dei mariti, loro connazionali, assai diversi da come apparivano in fotografia, ed ora spesso estranei, indifferenti e brutali. Lavorano e soffrono nei campi sterminati, con le mani rugose, il viso riarso, ricurve nelle lavanderie. L’esperienza della maternità e del parto sono connotate dalla solitudine. I figli crescono con altre inclinazioni, si scostano dalle tradizioni, imparano la lingua che le loro madri non hanno imparato. Nel romanzo “Venivamo tutte per mare”, si è condotti con efficacia nell’anima di destini che confidano al lettore il gelo interiore da cui sono avviluppati e la speranza segreta che qualcuno possa liberarli. Ma loro, le donne, non si arrendono, proseguono silenziosamente nel lavoro, nella disciplina e nella speranza. Senza evadere dalla storia libereranno se stesse portando il peso della propria esistenza, quella dei loro mariti e di una intera generazione. Guadagneranno una libertà più ampia perché preparano un futuro migliore ai posteri. Sapientemente costruito, il romanzo di Julie Otsuka è essenziale ed incisivo e si connota per una scrittura equilibrata, che rivela un’accurata osservazione delle attitudini e dei pregiudizi comuni. In un numero contenuto di pagine il pregio del libro sta nel proporre in forma narrativa importanti tematiche storico-sociali, oggi di rilevante attualità, come l’immigrazione, la condizione della donna e la difficoltà dei rapporti uomo-donna quando sono ridotti allo schema servo-padrone. | |

